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martedì 9 settembre 2014

Mercedes GLA: l'affermazione dei crossover

Dopo almeno dieci anni di tentativi, siamo finalmente arrivati a un concetto ben definito di crossover che forse non tutti sono riusciti a immettere sul mercato. Ricordo infatti uno dei primi tentativi che trovò una tiepida diffusione sul mercato: la Opel Signum.  In Opel furono i primi ad osare un concetto diverso di berlina, dove ad un maggior spazio per gli occupanti posteriori, si aggiungeva una finestratura sulla coda in stile sport wagon.
Questo permetteva in teoria di vedere una berlina in modo diverso, orientata verso un uso meno radicale. Dove un carico alto poteva trovare alloggio nel grande bagagliaio. Il tutto sfruttando una piattaforma premium, ma relativamente compatta rispetto ad una station. Dopo questo c'è stato un periodo di raffreddamento verso questa nuova tipologia. Il mercato continuava ad offrire berline compatte o SUV (forse la nuova Croma poteva essere una sorta di concorrente). Finalmente poi si è capito che poteva esistere un mercato intermedio, dove non si doveva per forza rinunciare all'agilità e al piacere di guida, per lo spazio. È stato allora che sono nate la BMW X1. La Mitsubishi Asx. La Peugeot 2008 se vogliamo. E ultima a chiudere il cerchio la Mercedes GLA.


Per certi versi questo modello racchiude tutta la maestosità dello stile della Stella, ma porta con se il risultato di un percorso durato anni che ha dato vita al genere crossover puro: un veicolo adatto alle necessità di oggi, come una seduta rialzata, un altezza del corpo vettura più pronunciato per affrontare piccoli tratti off-road senza il patema di toccare sotto, un altezza da terra tuttavia non cosi alta da rollare sulle curve, un bagagliaio flessibile e adatto un po a tutte le situazioni.
La rivale Audi, a confronto, sembra non aver ancora proposto una vera sfidante, nonostante abbia in listino un allestimento AllRoad sulle due station di punta, A4 e A6. Il crossover però va un po oltre da quello che è una semplice station rialzata. E penso che solo la piccola Q3 sia stato un tentativo perso per proporre un crossover.

domenica 3 ottobre 2010

Desideri.....dal passato....magari ritornano!

Perchè non riusciamo a concepire moto accessibili? E' davvero cambiato il mercato cosi tanto da impedire la creazione di una moto italiana di fascia media di buon gusto? E per buon gusto intendo quel veicolo che non potrò mai guidare perchè ormai appartiene al passato. Era pieno di fascino, col suo colpo d'occhio che oggi diremmo "richiama il vintage". Ma anche pieno di senso nelle sue semplici soluzioni. Per una volta, dopo il tanto odio provato per quei veicoli cosi poco aerodinamici, spesso strani, senza alcuna forma che li potesse diversificare tra loro, adesso ne sento una profonda attrazione. Per quel telaio che, portatore della sola funzione meccanica, in realtà sottolinea lo stile e la linea di una moto in modo cosi evidente. Ne rimango affascinato, anche se ancora il periodoo più odiato rimane quello tra gli anni 80 e 90, dove il tentativo di rendere "moderno" era fin troppo eccessivo riuscendo a ridicolizzare a volte il progetto vero e proprio.
Formalmente si caricava la moto di attributi esagerati che la allontanavano perfino dalla sua funzione. Il tentativo non era più quello di emozionare, ma di sorprendere l'acquirente.  Sembrava che ogni caratteristica formale potesse addirittura migliorare le potenzialità della moto stessa. Una finta presa d'aria, una eccessiva carenatura delle parti, ruote anteriori che si perdono sotto coperture aerodinamiche. Per moto che non guiderete mai alla velocità massima, se non una volta nella vostra vita.
Ecco perchè la vera funzionalità torna ad essere padrona del concetto moto e torna a far parlare di vero DESIGN. Design che come sappiamo ha un significato ben diverso dal solo DISEGNO. Nella moto la funzionalità può esprimersi e dimostrarsi in tipologie diverse di progettazione. Ogni impostazione diversa che ogni moto racconta, da luogo a un target di utilizzo ben preciso, e data questa sua particolarità, ne viene anche una sua singolarità e un suo stile.
Ecco che ogni ricerca di funzionalità, porta ad un risultato appena appena diverso, ma in grado di lasciare una certa immagine in chi guarda.

Al giorno d'oggi ci sono due libertà che stanno una opposta all'altra. Da una parte la libertà creativa, che nell'ultimo decennio ha estremizzato molto la moto portando nella produzione di serie concetti che avrei ritenuto inacccettabili per normative e leggi. E questo può anche andar bene perchè la creatività, arrivata ad un limite insuperabile, ha obbligato lo studio delle meccaniche a cercare novità e soluzioni che attirino nuovi acquirenti. E questo ha stimolato lo sviluppo, che forse da un pò di tempo dormiva sugli allori.
La libertà che invece se ne sta andando è quella di possedere moto semplici; una tendenza opposta allo sviluppo e alla novità necessaria. Il mercato è stato infatti abituato a questo modo di vendere, creando questo tipo di tendenza. E oggi si sa, seguire le tendenze sembra essere l'unico obiettivo aziendale per rimanere a galla e non rischiare troppo i propri capitali.
Come dicevo questo ha creato un pubblico che non vuol più rinunciare a niente. Ma si è eliminato anche quel pubblico che si accontentava. In sostanza si è reso inaccessibile un settore di mercato (in parte già sparito) che una volta apparteneva al popolo. La moto cosiddetta "VINTAGE" oggi deve essere cosi carica di innovazione che, nonostante sia per concezione semplice, non riesce a rientrare in costi di produzione accettabili. Ecco perchè non ci sono alternative. E' morta la libertà di acquistare un veicolo dal prezzo accessibile, che riesca a soddisfare la richiesta di muoversi, ma soprattutto di andare in moto. L'unico modo di andare in moto per un italiano di oggi, è farlo sulle ali della fantasia!

Il punto è: abbiamo tutti la necessità di comprare mezzi che possono tranquillamente sfidarsi in pista senza problemi?
Ritengo che la sportività, il guardare sempre all'avanguardia, raggiungere il massimo dell'evoluzione tecnica, non debbano essere gli unici obiettivi che le Case vogliano imprimere nelle nostre teste.
Ritornando al discorso degli obiettivi aziendali, mi sembra che si stia puntando tutto sul facoltoso adulto di mezza età o al ventenne che vive in casa dei genitori e se ne frega se cambia la moto ogni anno e mezzo.
Dobbiamo forse tornare a pensare che mentre un tempo, moto e scooter, servivano a muovere l'Italia del dopoguerra, oggi la moto serve a soddisfare il tempo libero di un giovane che magari ha già messo su famiglia.

Poi basta guardare in quanti vogliano usare una cilindrata media acquistando uno scooter. Perchè fino a 500 cc non si può scegliere?
Solo oggi leggo una news dal Salone di Colonia, dove Honda presenterà una piccola sportiva 250, sull'esempio (già nei concessionari) di Kawasaki.
Che qualcosa si stia muovendo? Spero di si! Sarà interessante per vedere come reagisce il mercato e se questo darà origine ad un nuovo bentornato fenomeno di massa.